Quaderni di viaggio

Storie di Stromboli

"Dopo due giorni di bagordi a Lipari con abbuffate e serate stile anni ‘90 (nel senso che la compagnia sarebbe stata quella anagraficamente giusta a quell’epoca!) finalmente si salpa alla volta di Stromboli.

Distrutti ci “accasciamo al sole” mentre il capitano svolge il suo compito di Caronte. Sosta per bagno con acqua cristallina puntinata, in fondo, da una miriade di ricci ed eccoci pronti (o quasi), per l’escursione al vulcano!

Ci rendiamo conto di essere impreparatissimi ma qui sono abituati, affittano tutto: scarpe, luce, elmetto..perfino i calzini!

Dopo un’interminabile attesa e una faida (quando mi parte l’embolo non mi fermo davanti a nulla!!) iniziamo la nostra scalata verso il cratere sotto la guida di Gianni, “pel di carota”, friulano.

Da subito la vetta appare un miraggio: una scalata impegnativa perfino per i più allenati. In fila indiana, in mezzo alla polvere, in sentieri stretti fra le canne di bambù e piante di capperi.

Non ce l’aspettavamo così impegnativa..quanto manca?

“20 minuti, dopo la curva siamo arrivati al primo cratere!”.

Quanti crateri ci sono scusa? E non erano 20 minuti due ore fa?

“Si, si, siamo arrivati, mancano 5 minuti!” 😒

“Ok, ci siamo, fermatevi, cambiate maglietta, indossate l’elmetto, le torce, le mascherine, andiamo!”

Lo scenario, che da verde e rigoglioso improvvisamente diventa il set de “Il Signore degli Anelli”, con Frodo che ci aspetta in cima pronto a prenderci per il culo per la nostra impreparata venuta, è nello stesso tempo spaventoso e bellissimo.

Un unico sentiero al centro di due baratri, uno dei quali perimetro del cratere del vulcano attivo e più che pronto a stupirci con la sua bollente attività, nero come la pece, polveroso e pervaso da fumi sulfurei che a intermittenza si alternano formando danze perverse con i fasci di luce proiettati dalle nostre torce, ci costringe a procedere con l’unica certezza che il punto di riferimento è la persona che ci precede, perché unica cosa visibile.


Arriviamo al punto, ci schieriamo “assediando” il bordo della bocca di fuoco... Ma quale fuoco? Qui c’è solo un’unica immensa nuvola densa che continua a rincorrerci muovendosi insieme al vento freddo che ci assale!

Siamo sudati, stanchi, iniziamo a sentire freddo...Intorno a noi solo nero di un nero mai visto e nebbia.

Vediamo bagliori rossi debolissimi nascosti dalla nube..il vulcano ruggisce ripetutamente...Dio che impressione pensare che “è vivo”!

Attendiamo, 10, 20, 30 minuti... Ma che si dovrebbe vedere? Sto morendo di freddo... Ok, ora vedo una, due, tre stelle... La luna...

Il cielo improvvisamente diventa un soffitto a pois limpido e "sbrillucicoso"... Si vede il cratere... Finalmente!

Le nuvole dense e danzanti “li giù” improvvisamente iniziano a giocare con bagliori bianchi, rossi... E poi, improvvisamente e inaspettatamente eccolo lì, il gioco pirotecnico della lava che esplode verso l’alto schizzando scintille rosse incandescenti e meravigliosamente terrificanti, riflettendole ancora sulle masse bianche delle nuvole persistenti e dispettose creando un quadro da togliere il fiato!

Come descriverlo? Impossibile!

Emozione pura, trepidazione e stupore degni di una bambina alla vista della sua prima caramella!

Uno spettacolo della natura a cui non avevo ancora mai assistito prima!

E due, tre, quattro altre esplosioni per ringraziarci per la fatica e l’attesa!

Sto soffrendo come un africano soffrirebbe in Siberia ma cavolo, lo ricorderò per tutta la vita!

Scendiamo, ci vuole solo 1 ora e 30 per la discesa...Quanto manca? ”Mancano 20 minuti!”... Hanno una strana concezione del tempo questi “friulani”!😒😒

Ogni scarpa pesa 30 kg di polvere e sassi che mi stanno entrando nella carne ma “che ce frega”, sai che chiappette domani con tutti sti glutei!!

Torniamo alla barca, é 1/2 notte e 30 (mi pare... Il tempo per me non conta più molto), via tutti i vestiti, ma proprio tutti, tutti!...E giù, un tuffo dove l’acqua è più blu, a lavare via tutto lo zozzume acccumulato sui capelli, sugli occhi, sui peli addirittura! Polvere finissima e insidiosa che, mista al sudore è tramutata in calce che chiude ogni singolo poro, testimonianza della nostra scalata e, soprattutto, della nostra discesa.

Quando ho fatto l’ultimo bagno di notte sotto alle stelle? 20 anni fa? Forse di più..nuda poi!!??!

Che giornata ragazzi...che giornata!

Un ricordo così... entra di diritto nella mia pole position!"

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