Quaderni di viaggio

Il paese della Pura Vida

Sono alla frontiera Nicaragua - Costa Rica. Come tutti i luoghi di frontiera è un posto anonimo, ma al contempo ricco di fascino. Penas Blancas è il pueblo d’entrata nel paese della Pura Vida.  

C’è una fila interminabile poiché molti nicaraguensi stanno rientrando in Costa Rica dopo aver finito le vacanze natalizie, pochi i turisti. Impiego quasi quattro ore per ultimare le formalità doganali, ma finalmente ce la faccio: sono nel Paese della Pura Vida! Pochi chilometri e lo scenario è già completamente diverso: una foresta verde talmente fitta che gli alberi sembrano quasi avvolgerti.

L’autobus corre veloce e dopo poche ore sono a La Fortuna, paesino piccolo ma accogliente e molto organizzato. Diversi ristoranti e pub riempiono la via principale, tanti turisti, gente allegra con la quale è facile fare amicizia e condividere esperienze di viaggio. Qui, come in Nicaragua, la prima colazione è a base di gallo pinto: uova strapazzate, riso e fagioli rossi quindi anche al mattino! Se volessi potrei scegliere anche un cappuccino e brioche, ma mangiare secondo le abitudini locali è una mia prerogativa in ogni viaggio in quanto la trovo, in un certo qual modo, una forma di rispetto verso il paese che mi ospita.

Rifaccio lo zaino e riparto per Monteverde, ma non prima di aver fatto una breve sosta al Rio Celeste. Il sentiero per arrivare alla cascata è davvero molto affascinante. Si cammina lungo sentieri molto battuti e l’incontro col fiume e la sua cascata sono davvero una delizia per gli occhi. L’acqua ha un colore celeste intenso, a tratti verde, e nonostante ci sia tanta gente, c’è molto rispetto dell’ambiente tanto che, da alcuni anni c’è il divieto di fare il bagno ed i guardia parco, vigilano su tutto con molta attenzione.

La strada per Monteverde è un susseguirsi di paesaggi mozzafiato che costeggiano, in altura, le rive del lago Arenal ed in lontananza lasciano intravedere la costa Pacifica. 


Il tramonto arriva ed il Quetzal, l’uccello sacro ai Maya, vola sopra di me. Le sue brillanti piume multicolore splendono magnifiche sotto i raggi del sole. La foresta nebulare, nella quale è avvolto il piccolo paesino, crea un’atmosfera incredibile, sembra di essere stati catapultati in un’altra dimensione. Santa Elena, centro turistico di Monteverde, è il paese nel quale è facile trovare ristoranti, pub, ma soprattutto tante agenzie che offrono innumerevoli attrazioni: canopy, canyoning, camminate notturne nella foresta per avvistare gli animali, passeggiate a cavallo e  piantagioni di caffè. E così, la mattina segunte, non appena ho visto che ci sarebbe stata una bella giornata di sole, ho deciso di approfittarne subito per fare il canopy, ossia volare attraverso la foresta appeso ad un cavo d’acciaio. Il percorso prevede diversi lanci, sempre stando appesi ad una carrucola che scorre su cavi lunghi diverse centinaia di metri tesi sulle cime degli alberi. Decido alla fine di fare una sorta di “pacchetto completo” tra le attività possibili, ossia quello che prevede anche i lanci più adrenalinici: il Tarzan, lanciarsi tra gli alberi aggrappato ad una specie di liana, ed il Superman, che prevede di lanciarsi nel vuoto percorrendo circa un chilometro sospeso a circa cento metri da terra.  Mi diverto moltissimo, anche se mi rendo conto che però è come essere in un parco divertimenti, di vera avventura ce n’è ben poca.


Continuo la mia giornata con una piacevole passeggiata a cavallo, effettuando un percorso che si dirama attraverso piantagioni di caffè e piccoli ruscelli di montagna, mi fanno compagnia il cinguettio degli uccellini ed un forte sole che risplende in cielo. Questo è il vero Costa Rica: semplice, genuino, vero e che sa regalare emozioni pure. I paesaggi offrono davvero tanto e lasciare la foresta nebulare un po’ mi dispiace, ma il mio viaggio adesso proseguirà verso l’oceano pacifico. Poche ore di viaggio e, di fatti, sono a Playa Herradura, che in verità non mi entusiasma molto, in quanto, pur essendo una spiaggia a forma una mezza luna con le palme sulla sabbia creano uno scorcio molto bello, l’acqua non è poi così pulita. A poca distanza c’è Jacò, la città dei surfisti. Decido di pertanto di fermarmi per la notte ma mai scelta si è rivelata più sbagliata, in quanto la sera è solo piena di gentaglia poco raccomandabile o alla ricerca solo di alcool e droga. Deluso il giorno dopo, di buon mattino, proseguo verso il parco nazionale Manuel Antonio, perla pacifica del Costa Rica. Qui trovo una piccola e deliziosa pousada gestita da un italiano,in cui alloggiare: ha solo 5 stanze ed una piccola piscina con idromassaggio immersa tra gli alberi e regnano pace e relax. Il Parco Manuel Antonio, istituito nel 1972 per preservare un angolo dove la biodiversità e la natura la siano padrone, è il parco nazionale più piccolo del paese. Qui gli animali girano indisturbati e bisogna stare attenti a non lasciare mai nulla incustodito. Pur essendo un parco molto turistico, trascorro una piacevole giornata, rilassandomi su spiagge bianche ed incontrando bradipi, scimmie urlatrici, tucani e pellicani.


Dopo aver visitato le montagne della zona centrale e le spiagge della costa pacifica, mi resta ora da scoprire la costa atlantica. Impiego un intero giorno per attraversare il paese e dopo una breve sosta nella capitale San Jose, eccomi finalmente sulla costa caraibica. Attraverso la città di Limon, abitata da una popolazione di colore, tutta di origine africana. Qui gli odori e le sensazioni sono subito diversi, sembra un altro Costa Rica. In serata arrivo nel paesino di Cahuita, che ospita l’omonimo parco, e mi sistemo in una pousada proprio accanto all’ingresso. La mia intenzione sarebbe stata quella di trascorrere la serata tra i diversi pub ma arriva una violenta pioggia che me lo impedisce e ne approfitto per riposare.

Mi risveglio col sole e, dopo essermi registrato all’ingresso del parco, comincio la passeggiata nella selva. Questo parco mi piace davvero tanto! La foresta si unisce al mare creando un ecosistema unico al mondo: la biodiversità di animali è incredibile! Addirittura ci sono quattro habitat: la Foresta Paludosa, la Foresta Mista, le Mangrovie e la Vegetazione Costiera.  Lungo il sentiero incontro scimmie urlatrici, procioni, bradipi, lontre, scimmie dalla fronte bianca e diverse specie di uccelli come il Martin pescatori e l’Ibis Versi.  Un'intera famiglia di scimmie ragno (spider monkeys) ha deciso di cambiare albero dove passare la giornata… comincia così una “parata” in cui scimmie più grandi fanno da ponte tra un ramo e un altro a quelle più piccoli. Una scena bellissima! Mentre scruto tra la foresta alla ricerca di altri animali, vedo un serpente poggiato su una grande foglia, è la velenosissima vipera gialla! Una fortuna incredibile incontrarla! Resto immobile di fronte a lei, i nostri sguardi si incrociano, lentamente cerco di avvicinarmi per scattare una foto, a piccoli passi arrivo fino ad un metro dal serpente, si muove leggermente… capsico che sia un segnale per comunicarmi di non avanzare oltre. Concludo la mia visita al parco con questo adrenalinico incontro e, dopo essere rientrato velocemente in pousada, con l’autobus vado allo Sloth Sanctuary, l’unico orfanotrofio al mondo per bradipi. Nel centro ci sono oltre 130 esemplari e molti di questi sono vittime di incidenti. E gestito da una donna inglese che, trasferitasi in Costa Rica trenta anni fa, lo ha fondato questo per recuperare i bradipi maltrattati o che hanno avuto amputazioni dovute per esempio al contatto con cavi elettrici. Per visitare il luogo bisogna pagare un ticket d’ingresso che, dicono, serva per sovvenzionare l’istituto stesso. Scopro notizie molto interessanti e soprattutto conosco finalmente il perché della loro lentezza ovvero che è dovuta al fatto che hanno un metabolismo estremamente lento, tanto che ci mettono circa un mese a digerire quello che mangiano, fanno i bisogni solo una volta alla settimana e non sono ricercati dai predatori della selva, come il giaguaro, perché hanno un cattivo sapore.

Quaderni di viaggio